Concrete opportunità commerciali per le aziende italiane

 

Già qualche tempo fa ci eravamo occupati del problema della catena del freddo che l’India affronta giornalmente. La mancanza di strutture adeguate per la preparazione, trasformazione, trasporto e conservazione dei cibi freschi rappresenta un ostacolo enorme allo sviluppo economico del Paese e al benessere della popolazione che, al momento, ammonta a 1,324 miliardi di persone.

Ed è proprio tenendo in considerazione questi aspetti fondamentali che il Governo indiano ha deciso di elargire importanti finanziamenti alle aziende indiane. Quest’ultime, avvalendosi della collaborazione di aziende estere, leader a livello tecnologico nel suddetto campo, porteranno così nel paese il know how e l’esperienza pluriennale di cui dispongono i fornitori e, cominceranno la costruzione di impianti adatti a questo scopo.

Le potenzialità di un mercato così grande eppure con così poche strutture, su di un territorio cosi esteso, sono davvero infinite e sarebbe un peccato se l’Italia, data la sua grande esperienza e primato in questo campo, si lasciasse sfuggire questa opportunità. Sarebbe un peccato non essere tra i primi ad entrare sul mercato indiano e assumere una posizione predominante.

Nei grafici sottostanti troverete delle statistiche che possono meglio illustrarvi la questione della catena del freddo.

 

Nel primo grafico si può vedere l’aumento di investimenti in miliardi dal 2009 ad oggi.

Il secondo grafico è quello più importante ed esplicativo della situazione attuale: solo nelle zone colorate di blu esistono strutture adeguate per sostenere la catena del freddo, nelle zone gialle le strutture non sono complete e nelle zone rosse sono inesistenti. Il grafico numero 3 mostra a quali prodotti è destinata la conservazione a freddo e in quali percentuali (per esempio alla carne sono destinate solo il 2% delle strutture quindi non è difficile capire la necessità e l’urgenza dell’aumento di questa percentuale) mentre al cibo trasformato è destinato solo il 6% delle strutture.

L’India ha registrato una grande crescita nell’industria del food retail, sono aumentate le risorse economiche a disposizione e questo ha portato non solo all’aumento dell’export ma, anche dell’import soprattutto di frutta e verdura fresca. La domanda è molto alta ma la mancanza di organizzazione della catena del freddo blocca l’espansione di questo mercato.

Imprenditori Italiani, non lasciate che siano sempre gli altri paesi a passarvi davanti, non usate ancora la scusa della crisi economica per non rimboccarvi le maniche!!!

Contattateci e sapremmo guidarvi per trovare insieme le soluzioni migliori! Sapremo aiutarvi a crescere e ad aumentare la vostra presenza sul mercato indiano e non solo!!

NON PERDETEVI QUESTA OPPORTUNITA’!!!!!!!!!!!!!!

MISSIONE FOOD AND WINE AD HANOI

 

Vivacità ed entusiasmo degli abitanti, traffico, una quantità infinita di motorini e scooter nelle strade, colori, profumi, frutta e verdura di tutti i tipi, queste le principali caratteristiche che saltano all’occhio al visitatore neofita di Hanoi. Una città che unisce modernità e tradizione, con abitanti ancora legati moltissimo al passato. Negozi che si susseguono ininterrottamente nelle vie del centro, suddivisi per strade dedicate ai singoli prodotti (gioiellerie, abiti, spezie, acciaio e pentolame, cibo, fiori, elettronica, arte e forniture funerarie). E fra i negozi, i templi anche minuscoli, o le scuole che dall’esterno assomigliano esse stesse a dei templi. Le famose biciclette o motorini carichi di qualsiasi cosa, magistralmente legata perché non cada durante il viaggio o il trasporto, sono ovunque. Come pure le donne, che vengono dalla campagna, con il sistema di trasporto frutta e verdura fatto a bilancia.

Un PIL del 7-8%, oltre 94 milioni di abitanti, un modello di sviluppo fortemente caratterizzato dalla voglia di indipendenza commerciale dalla Cina, che porta quindi gli operatori ad attrarre investimenti e a stimolare joint-venture nel paese, soprattutto nei comparti calzature e pelle, tessile e macchine tessili, meccanica, intesa come parti di ricambio auto e moto, e trasformazione alimentare (esistono ancora gravi carenze nei sistemi di conversazione e lavorazione), lavorazione plastica e gomma.

Il prossimo anno verranno abbassati i dazi sulle transazioni con l’Italia, anche se poi verrà aumentata l’IVA, ma questo è sicuramente un segnale positivo per gli esportatori italiani.

Pochi fra i negozianti parlano inglese, soprattutto in modo fluente; contrariamente a quanto ci aspettavamo nessuno parla francese, alcuni parlano russo. Hanno una grande dignità, e la religione (Buddista) influenza in modo importante la loro vita personale e si riflette sulla vita professionale. Tante donne al lavoro e tanti uomini che giocano a dama per strada, seduti a tavolini e su seggioline minuscole nei bar della città. Gli oggetti tipici sono tantissimi, ed hanno dei costi davvero bassi per noi occidentali.

Si pranza con 100.000 VND (Dong), cifra che corrisponde a meno di 4 euro. Molti i ristoranti italiani, che propongono anche vini italiani e francesi, in cui si spendono in media 900.000 VND (35 euro in due) bevendo la birra locale.

Il cambio è 26 VND per 1 euro; 22,5 per 1 dollaro.

Le case sono molto particolari, strette e alte, e mi è stato riferito che aumentano di un piano ogni volta che si aggiunge un figlio. La sicurezza degli impianti elettrici lascia un po’ a desiderare, e ho mandato alcune foto al mio elettricista per mostrargli la situazione nelle strade.

                 

La cosa che stupisce è che con il traffico che c’è non abbiamo visto incidenti: motorini e auto passano tranquillamente sulle strisce davanti a chi attraversa. Suonano tutti il clacson, sempre e continuamente, e passata la prima ora in cui vorresti picchiarli tutti, non te ne accorgi nemmeno più.

Abbiamo partecipato ad un evento di presentazione di olio ligure contenente scaglie d’oro edibili, che ha suscitato un grande interesse presso un’élite di vietnamiti appassionati dell’Italia, al 5° piano di un grande show room dedicato al design italiano, europeo e non solo, organizzato dai nostri corrispondenti, a cui erano presenti anche funzionari di ambasciata italiane e ICE.

Il caffè (Robusta) è buonissimo, molto forte, ma davvero buono. Una volta tanto non sentirai la mancanza del caffè italiano.

 

Le importazioni di food and wine sono aumentate negli ultimi anni, e troviamo l’Italia al 2° posto per olio, dietro la Spagna, al 4° posto per i salumi, al 7° per formaggi, pasta e verdure in scatola e succhi di frutta.

I nostri corrispondenti in loco sono attivi in molti campi, ma in particolare nel food e nel design-arredamento, piastrelle, con alcune competenze in ambito meccanico e metalmeccanico/automotive. Tramite loro stiamo portando avanti degustazioni di prodotti food locali e non, e a breve organizzeremo un evento di presentazione di food italiano/emiliano-romagnolo.

Per avere maggiori informazioni, o programmare un’azione commerciale in Vietnam, contattateci.

Il nostro corrispondente a Hong Kong ci informa che mette a disposizione un ottimo magazzino per qualsiasi azienda italiana che lavora o ha intenzione di lavorare con la Cina.

Il posto è sicuro,pulito ed è ottimo per i propri prodotti da distribuire nel Sud Cina/Hong Kong. Si offre anche piena disponibilità per  una rappresentaza e organizzazione della filiera distributiva.

Per più informazioni ed eventuali rischieste non esitate a contattarci via mail (info@betweensrl.com) o telefono (Tel. 0522.934986).

L’India è uno dei più grandi produttori di latte, frutta e verdura al mondo, prodotti che esporta nel Sud Est asiatico.

Purtroppo il paese possiede una ridotta capacità di trasformazione e conservazione di questi prodotti, e quindi, ha bisogno di effettuare grandi investimenti nel campo delle infrastrutture connesse alla catena del freddo e agli impianti di trasformazione alimentare.

Ed è proprio in questo settore che si aprono tantissime opportunità per le aziende italiane, che sono leader mondiali nella produzione di macchinari per la conservazione e trasformazione dei prodotti agro-alimentari di cui l’India ha tanto bisogno.

 

Auleum, l’olio più prezioso del mondo arriva in Vietnam https://www.lussostyle.it/auleum-lolio-piu-prezioso-del-mondo-arriva-in-vietnam/  

URGENTE dall’India!

Ricerca aziende italiane per collaborazione

 

Il nostro corrispondente in India ci segnala che, aziende indiane sono alla ricerca di partner italiani, per avviare delle joint venture nel settore dello “Smart manufacturing”

I prodotti oggetto di questa collaborazione sono:

  • Componenti medicali
  • Componentistica per l’industria aerospaziale
  • Componentistica tecnica di precisione

Per ricevere ulteriori informazioni e spiegazioni non esitate a contattarci al seguente numero:

Tel+39 0522/934986

India – Bando

Il nostro corrispondente a Pune ci segnala l’emissione di un bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca e sviluppo industriale nell’ambito del Programma di Cooperazione Scientifica e Tecnologica Italia-India per il periodo 2017-2019. I settori interessati sono: Materiali avanzati, Industria intelligente, Tecnologie per l’acqua ed altri. Invitiamo chi fosse interessato ad un approfondimento, siamo a disposizione

CinaAutomotive – Gli autoveicoli che vengono prodotti in Cina, all’anno, sono 18.000.000.

        – Food – La Cina non ha grande esperienza nel settore dei formaggi in generale e ancora meno con gli erborinati. Non potendo riuscire a giudicare se i formaggi erborinati d’importazione siano effettivamente commestibili oppure siano “andati a male”, lo Stato cinese ha disposto il blocco dell’importazione di questo prodotto.

India – Bando – Il nostro corrispondente a Pune ci segnala l’emissione di un bando per la raccolta di progetti congiunti di ricerca e sviluppo industriale nell’ambito del Programma di Cooperazione Scientifica e Tecnologica Italia-India per il periodo 2017-2019. I settori interessati sono: Materiali avanzati, Industria intelligente, Tecnologie per l’acqua ed altri. Invitiamo chi fosse interessato ad un approfondimento, siamo a disposizione

 

La manifestazione – Dove l’ospitalità incontra il business    

Host. The place to be. Innovazione, Internazionalizzazione, qualità

Alla sua 40° edizione si conferma leader assoluto nel settore Ho.Re.Ca, foodservice, retail, GDO e hotellerie.
La sede preferita dai top player per presentare in anteprima, l’innovazione nella tecnologia per la lavorazione del food (equipment), nel prodotto food (materie prime, semilavorato), nel mondo del caffè, nei format, nel design e nel lifestyle, oltre che un marketplace unico per fare business internazionale di qualità con operatori attentamente selezionati e con elevata capacità di spesa.

Host è il punto di riferimento per il mondo Ho.Re.Ca, un must per tutti gli operatori professionali del fuori casa e il luogo privilegiato per conoscere le novità delle aziende e capire le nuove tendenze del mercato.
Dal 20 al 24 Ottobre 2017, Milano diventa ancora una volta “capitale dell’accoglienza professionale”.
14 Padiglioni che integrano le filiere produttive e di servizio comuni, valorizzando le specificità di ogni settore e ogni singola azienda, per garantire così la massimizzazione dell’investimento.

I visitatori sono guidati all’interno della filiera attraverso percorsi funzionali che ottimizzano il tempo a disposizione e l’esperienza di visita. Tutto questo per garantire la massima soddisfazione di aziende e operatori professionali e per confermare Host come scenario ideale per esperienze, tecnologie, qualità e innovazione provenienti da ogni parte del mondo.

Informazioni utili

Host 2017, dal 20 al 24 ottobre.

ESPOSITORI
tutti i giorni dal 20 al 24 ottobre dalle 8.30 alle 19.00.

VISITATORI
Operatori Professionali e Press: tutti i giorni dal 20 al 24 ottobre
dalle 9.30 alle 18.30.

  

 

 

 

I danni generati dall’instabilità dei tassi di cambio

In un articolo del Wall Street Journal del 9 maggio, James Kemp e Sean Rushton scrivono che il tasso di cambio tra Dollaro ed Euro è il dato più importante del mondo. Il tasso di cambio tra le due valute più importanti del mondo incide sui profitti e sulle condizioni finanziarie in tutto il mondo e dal 2007 a questa parte è stato pericolosamente instabile con variazioni del 20% più di otto volte. Tassi di cambio soggetti a variazioni cosi drastiche generano crisi e limitano l’espansione dell’economia. Con tutto ciò, lamentano gli autori, a Washington nessuno ne parla, ed affermano che lo status quo è distruttivo e i movimenti valutari inaspriscono le tensioni politiche e generano protezionismo. Gli autori citano i risultati di una ricerca del professor Steve Hanke della John Hopkins University il quale evidenzia che nei rapporti finanziari di tutte le prime cento società per azioni statunitensi i tassi di cambio sono menzionati come uno dei problemi da affrontare. Una proposta è che Stati Uniti ed Europa si accordino in modo da limitare le fluttuazioni valutarie a una fascia del 10%.

 

 

I costi della sanità sono troppo alti, non le tasse

Warren Buffet, Chairman di Berkshire Hathaway, nel suo discorso agli azionisti ha affermato che i costi della sanità presentano un maggior pericolo per l’economia statunitense rispetto alle tasse. Mentre una gran parte di dirigenti d’azienda e capitani d’industria hanno lodato il programma del presidente Trump di ridurre le tasse e in particolare le imposte sulle società, Buffet sostiene che i costi per mantenere in piedi il sistema sanitario americano che comprende ospedali, visite mediche, Health Maintenance Organizations, attrezzature mediche, compagnie di assicurazioni e i programmi federali Medicaid per i poveri e Medicare per gli anziani, stanno aumentando a un ritmo insostenibile. Buffet ha affermato che mentre le tasse sulle società sono scese dal 1960 a questa parte dal 4% al 2% del PIL, i costi del sistema sanitario sono saliti dal 5% al 17%. Secondo Buffet la competitività delle aziende statunitensi è peggiorata perché queste devono coprire spese sanitarie molto più elevate rispetto alle aziende in altri paesi. Ha aggiunto che in confronto agli Stati Uniti, in Germania i costi del sistema sanitario sono l’11,3% del PIL, in Giappone il 10,2%, in Inghilterra il 9,1% e in Cina il 5,5%. Le corporation statunitensi spendono in media 12.591 dollari all’anno per coprire i costi di una famiglia di quattro persone, con un aumento del 54% rispetto al 2005. Buffet ritiene che gli Stati Uniti dovrebbero instaurare un sistema di copertura sanitaria nazionale con la possibilità per le famiglie più abbienti di ottenere quella che lui definisce “Concierge Medicine”.

 

In pericolo il lavoro dei camionisti?

Un articolo nel numero più recente della rivista Fortune tratta del futuro dell’automazione. Quando gli americani menzionano che i “Robot stanno portando via il nostro lavoro” normalmente parlano di posti di lavoro nelle fabbriche. Ora però c’è chi afferma che l’automazione sta per mettere in pericolo anche il lavoro dei camionisti con autotreni “Self Driving”. Nell’autunno passato, un primo autotreno di questo tipo ha fatto la prima consegna di una partita di birra. Il pericolo non è ancora così imminente, come del resto non sarà così facile autorizzare i fabbricanti di automobili a mettere in vendita veicoli “self driving”. Tuttavia, l’articolo mette in evidenza il fatto che in molte aree metropolitane degli Stati Uniti la percentuale dei camionisti sul totale della forza lavoro è notevole. A Omaha nello stato del Nebraska il 2,8% degli occupati sono camionisti e la percentuale sale al 5,6% a Joplin nello stato del Missouri.

 

Nuovo record delle vendite di vini della California

Nel 2016 i vini della California hanno fatto registrare un nuovo record con vendite negli Stati Uniti di 238 milioni di cartoni da nove litri ciascuno per un valore di 34,1 miliardi di dollari (+4,6% rispetto al 2015).

Altri 47 milioni di cartoni sono stati destinati all’esportazione. Nel 2010 gli Stati Uniti sono diventati il maggiore mercato mondiale per il consumo di vini. I vini a prezzi inferiori ai 10 dollari a bottiglia costituiscono l’81% delle quantità vendute e il 60% del fatturato. Tuttavia, il maggior aumento delle vendite si è verificato tra i vini a prezzo superiore ai 10 dollari. Il tipo di vino con maggiori vendite è lo Chardonnay con il 20% in quantità, seguito da Cabernet Sauvignon (15%), Pinot Grigio (9%), Merlot (7%), Pinot Noir (6%), Zinfandel bianco (6%), Moscato (5%), Sauvignon Blanc (5%) e altri.

Se si prendono in considerazione anche le vendite da altri stati degli USA e le importazioni, le vendite complessive di vino nel paese hanno raggiunto 399 milioni di cartoni nel 2016, con un aumento del 3% rispetto al 2015, per un valore totale di 60 miliardi di dollari. Le esportazioni statunitensi di vini hanno fatto registrare 51 milioni di cartoni, il 90% dalla California, per un valore di 1,62 miliardi di dollari.

 

Non è tutto oro nel mercato del lavoro

In un articolo del Wall Street Journal del 10 maggio, William Galston afferma che gli ultimi dati pubblicati dall’U.S. Department of Labor su occupazione e disoccupazione negli Stati Uniti appaiono molto positivi, ma, come si dice in America, “c’è un verme nella mela” (“Worm in the apple”). In aprile il numero degli occupati ha mostrato un aumento di 211.000 persone e il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4%. Il verme nella mela è che negli ultimi dodici mesi il salario medio orario è aumentato del 2,5% e l’indice dei prezzi al consumo è salito del 2,4%. In pratica gli stipendi sono rimasti allo stesso livello. La tendenza dal 2010 a questa parte è rimasta simile, con aumenti annuali dello 0,5%. Inoltre, come appare nel grafico che segue, la percentuale di disoccupati e sottoccupati è ancora al livello dell’8,6%.

 

 

 

Il 50% degli americani non ha più telefoni fissi

Secondo uno studio del National Center for Health Statistics, per la prima volta, nella seconda metà del 2016 la maggioranza delle famiglie americane disponeva solo di telefoni cellulari. La percentuale di adulti che usano solo telefoni cellulari è del 72,9% per i giovani di età tra 25 e 29 anni; del 71% per quelli di età tra 30 e 34 anni. La percentuale scende al 62,5% per gli adulti di età tra 35 e 44 anni; al 45,2% tra 45 e 64 anni; e al 23,5% oltre i 65 anni. Il rapporto è stato generato sulla base di dati rilevati da 19.956 famiglie tra luglio e dicembre 2016.

 

L’opinione di Ben Bernanke sulla situazione economica negli Stati Uniti

Da quando non è più Chairman della Federal Reserve, Ben Bernanke esprime le sue opinioni molto più liberamente. In una recente intervista alla National Public Radio, Bernanke ha affermato che il programma di riforma fiscale del presidente Trump potrebbe aumentare il deficit federale. Egli aggiunge che il paese è politicamente diviso e così pure divergono le opinioni sulla situazione economica. Già nel giorno delle elezioni coloro che avevano votato per il Partito Repubblicano ritenevano che l’economia fosse sostanzialmente migliorata, mentre coloro che avevano votato per il Partito Democratico

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ritenevano che fosse peggiorata. Bernanke insiste che è importante che i dati statistici siano precisi al fine di poter prendere decisioni appropriate per l’economia del paese.

 

Cosa significa “Buy American”?

Quando delle aziende americane indicano sull’etichetta del prodotto “Made in USA”, la Federal Trade Commission esige che il prodotto sia stato fabbricato nel paese e virtualmente tutte le componenti provengano da fornitori statunitensi. La parola “virtualmente” significa che tutte le componenti importanti del prodotto devono essere state fabbricate nel paese. Tuttavia quando è il governo federale che acquista prodotti fabbricati nel paese, in ottemperanza al “Buy American Act” del 1933, è sufficiente che il prodotto contenga il 50% di componenti fabbricate negli Stati Uniti. A seguito dell’interesse crescente dei consumatori ad acquistare prodotti “Made in USA”, diverse aziende hanno trovato il modo di manipolare le etichette al fine di aggirare i regolamenti. Alcune aziende con la dicitura “Assembled in USA” indicano che il prodotto è stato montato negli Stati Uniti facendo uso di componenti importate.

Altri usano l’indicazione “Made in USA of U.S. and imported parts” (fatto in USA con parti fabbricate in USA e importate) oppure “60% U.S. content” (contiene il 60% di parti fabbricate in USA). Usando i colori rosso e blu della bandiera statunitense molti consumatori che non leggono le etichette credono di comprare prodotti “Made in USA”.

 

 

Bank of America attrae “depositors” anche pagando bassi tassi d’interesse

In un articolo sul Wall Street Journal del 9 maggio, Rachel Ensign e Liz Hoffman scrivono che la Bank of America è la banca più tirchia tra le grandi banche statunitensi, ma riesce ugualmente ad aumentare i depositi di conti correnti e a risparmio tanto che nel 2016 ha fatto registrare un aumento di 33 miliardi di dollari rispetto all’anno precedente. Nel 2016 la Bank of America ha pagato in media lo 0,08% sui conti a interesse (“interest bearing deposits”), circa la metà di quello che pagano banche concorrenti come JP Morgan Chase (0,16%) e Wells Fargo (0,16%).  La capacità di questa banca di pagare tassi d’interesse minimi riflette il vantaggio delle grandi banche che offrono molti servizi e una molteplicità di sportelli e anche il cambiamento delle attitudini dei consumatori per i quali i tassi d’interesse sono così bassi in generale che non fa tanta differenza.

 

La Toscana è sempre la regione più popolare in America

Negli Stati Uniti la Toscana è la regione italiana più amata e più conosciuta e non c’è mese nel quale non appaia qualche articolo su quotidiani o riviste a distribuzione nazionale.  Nel mese di maggio la rivista mensile dell’American Automobile Association dello stato di New York presenta in prima pagina un articolo sulla Toscana con una foto di una strada di Castiglione della Pescaia. Questo amore per la Toscana non beneficia solo il turismo ma offre opportunità anche per le aziende esportatrici con le quali i visitatori americani vengono a contatto.

 

 

Il beneficio del turismo per l’economia della California

Nell’anno 2016 i turisti che hanno visitato la Napa Valley, un’area della California rinomata per i suoi vigneti e le relative cantine, hanno speso 1,92 miliardi di dollari. Secondo Visit Napa Valley, l’ente turistico della provincia, nel 2016 il numero di turisti ha superato i 3,5 milioni con un aumento di 200mila rispetto ai 3,3 milioni nel 2015. Il 40% delle spese dei turisti è stato dedicato allo shopping, il 23% a ristoranti e il 10% a eventi vari, compresi i matrimoni. La principale attività turistica è quella delle visite alle cantine per le degustazioni di vini dove il 57% dei visitatori ha fatto anche acquisti.

 

Gli stati degli USA dove il costo della vita è più elevato

Per gli italiani che desiderano venire ad abitare per un certo periodo negli Stati Uniti, è importante tenere conto del costo della vita che varia sostanzialmente da regione a regione e da stato a stato. Un’analisi del costo della vita negli stati degli USA, effettuata dal Missouri Economic Research and Information Center elenca al primo posto per il caro-vita le Hawaii. Seguono la capitale federale di Washington, New York, California e Massachusetts.  Gli stati più cari sono in blu scuro, quelli meno cari di colore più chiaro. L’indice del costo della vita è stato generato sulla base dei costi della casa; alimentari; telefoni, riscaldamento, luce e gas; trasporti; sanità e varie. L’Alaska è cara ma è lo stato migliore per aprire un business. In California i costi della casa sono del 92% più alti della media del paese e a Washington il 134,6% in più. In Florida il costo della vita è dell’1% in meno della media del paese. Lo stato dell’Indiana è uno di quelli con i costi più bassi. A New York il costo della vita è del 35% superiore alla media con il caro-casa del 98% in più della media nazionale. Nell’Ohio il costo della vita è del 7% inferiore alla media e il costo della casa del 21% inferiore alla media. Nel Tennessee il costo della vita è del 10% inferiore alla media e nel Texas del 9% in meno.

 

 

Le vendite della produzione biologica locale negli Stati Uniti

Alla fine di dicembre 2016 lo U.S. Department of Agriculture ha pubblicato i risultati di una ricerca sulla produzione americana di prodotti biologici (“organic” in inglese) nel 2015. Su un totale di vendite di 6,2 miliardi di dollari, al primo posto vi è la California, seguita da Washington State, Pennsylvania e Oregon.

Tra i prodotti agricoli al primo posto vi sono mele (362 milioni di dollari), lattuga ($262 m.), uva ($210m.), spinaci ($154m.) e fragole ($151m.). Tra i prodotti di origine animale al primo posto il latte ($1,174 milioni), uova ($732 m.), pollame ($420m.), bovini ($233m.) e tacchini ($70m.). Il 36% delle fattorie biologiche vende direttamente al consumo.

Nel 2015 vi erano 12.818 aziende agricole a produzione biologica su un’area di 4,4 milioni di acri (1,78 milioni di ettari).  Su un totale di vendite di 6,2 miliardi di dollari, 3,5 miliardi di dollari sono stati generati da vendite di prodotti agricoli biologici (organic crops), 1,9 miliardi di dollari da latte e uova e 700 milioni da pollame, bovini e tacchini. Il 71% della produzione viene venduta all’ingrosso.

 

 

 

Le importazioni di prodotti biologici selezionati nel primo trimestre del 2017

Nel primo trimestre del 2017 è stato importato negli USA miele biologico per un valore di 28,9 milioni di dollari. I principali paesi fornitori sono stati Brasile ($20,3 m.), Canada ($3,8 m.), Messico ($2,5 m.) e Nuova Zelanda ($1,3 m.). L’import dall’Italia è stato di $24.000.  L’import di avocado è stato di $614 milioni, di cui $582 milioni dal Messico. L’import di mandorle è stato di $5,2 milioni di cui $3,0 milioni dalla Spagna e $2,2 milioni dall’Italia. Caffè non decaffeinato: $3,9 milioni di cui $3,2 milioni dal Canada e $200mila dall’Italia. Olio d’oliva extra vergine: $30,7 milioni, di cui $25,5 milioni dall’Italia, $3,3 milioni dalla Spagna e $1,2 milioni dalla Grecia.  Vini spumanti: $3,3 milioni di cui $2,2 milioni dalla Francia e $928mila dall’Italia. Vini da pasto rossi: $5,7 milioni, di cui $1,8 milioni dal Cile, $1 milione dall’Italia, $881mila dalla Francia, $721mila dall’Argentina e $491mila dalla Spagna. Vini da pasto bianchi: $3,2 milioni, di cui $1 milione e 63mila dall’Italia, $779mila dalla Francia, e $649mila dal Cile. Dati su altri prodotti sono disponibili su richiesta.

 

Gli investimenti diretti esteri negli Stati Uniti

Da un rapporto sugli investimenti diretti esteri negli Stati Uniti, pubblicato nel 2016 dalla Organization for International Investment, l’Olanda risulta il paese con maggiori investimenti nel 2014 con 38,9 miliardi di dollari. Segue il Giappone ($33,7 miliardi), Svizzera ($23,5 miliardi), Canada ($21,1 miliardi), Germania ($19,1 miliardi), Lussemburgo ($16,1 miliardi), Francia ($12,9 miliardi), Isole dei Caraibi Britanniche ($7,3 miliardi), Ungheria ($4,3 miliardi), Corea del Sud ($4,1 miliardi), Bermuda ($4,0 miliardi) e Italia ($3,7 miliardi).

 

I turisti stranieri negli Stati Uniti

Secondo un rapporto dell’U.S. Department of Commerce pubblicato nel marzo 2017, nei primi otto mesi del 2016 sono arrivati negli Stati Uniti 43,9 milioni di turisti. Al primo posto il Canada con 13,4 milioni e al secondo il Messico con 12,3 milioni. Seguono Regno Unito con 3,0 milioni, Giappone (2,3 milioni), Cina (2,1 milioni), Germania (1,3 milioni), Corea del Sud (1,3 milioni) Francia (1,1 milioni) India (874mila), Australia (869mila) e Italia (655mila).

 

Rapporto dell’USDA sul mercato dei prodotti biologici in Polonia

Il ministero dell’agricoltura statunitense ha pubblicato nel mese di aprile 2017 un rapporto sul mercato dei prodotti biologici in Polonia. Il rapporto di 16 pagine tratta i seguenti argomenti: regolamenti, controllo e certificazione, etichettatura, produzione locale, aree coltivate a biologico, tipi di coltivazioni, numero di aziende biologiche, dimensioni del mercato, import-export, attitudini dei consumatori ecc. Copia del rapporto in formato PDF è disponibile su richiesta.

 

Il mercato dei vini nella provincia del Quebec

Un rapporto dell’USDA sul mercato dei vini nel Quebec sottolinea che questa è la provincia Canadese che importa più di ogni altra. Nel 2016 sono stati importati nel Quebec vini per un valore di 640 milioni di dollari (158 milioni di litri) e per 571 milioni di dollari nell’Ontario. I consumatori del Quebec preferiscono il vino più di ogni altra bevanda alcolica e nel 2015 hanno speso 2,3 miliardi di dollari canadesi negli acquisti al dettaglio. Il consumo pro capite nel 2015 era di 23 litri con un aumento del 31% in dieci anni. La maggior parte del vino nel Quebec viene venduto in negozi controllati dal governo provinciale, la Société des alcools du Québec. Gli Stati Uniti sono il terzo paese fornitore con esportazioni di 75 milioni di dollari (19 milioni di litri) dopo Francia (225 milioni di dollari) e Italia (152 milioni di dollari). Copia del rapporto di 17 pagine in formato PDF è disponibile su richiesta.

 

Il consumo sale anche se le grandi catene al dettaglio sono in crisi

In un articolo del Wall Street Journal del 12 maggio, intitolato “Don’t worry, consumer spending is fine” (Non preoccuparti, le spese al consumo vanno bene), Tom Russolillo scrive mentre i titoli delle catene di grandi magazzini come Macy’s, JC Penney, Dillard, Kohl’s e Nordstrom stanno scendendo a causa delle vendite deludenti nei primi quattro mesi dell’anno, questo non significa che le spese al consumo vadano male. Tutt’altro. Secondo una ricerca del WSJ, in aprile le vendite al consumo sono salite dello 0,5% rispetto al mese precedente. Il rimbalzo nelle spese al consumo è sostenuto dai “Non store retailers”, ossia i dettaglianti senza punti di vendita, una categoria dominata da Amazon.com. Inc. Nel 2016 le vendite dei grandi magazzini erano di 7,3 miliardi di dollari più basse che nel 2000, mentre le vendite di “Non store retailers” nello stesso periodo sono aumentate di 35 miliardi di dollari. Come indicato dal titolo del grafico sottostante, gli acquisti con i “clicks” (online) sono in aumento e quelli presso i “bricks” (negozi costruiti con i mattoni) sono in declino.

 

I dettaglianti europei prendono gli spazi lasciati vacanti dai dettaglianti americani

Sul Wall Street Journal dei 13-14 maggio, Saabira Chaudhuri scrive che diversi dettaglianti europei che desiderano espandere la attività negli Stati Uniti stanno sfruttando la chiusura dei punti di vendita dei dettaglianti americani per occupare gli spazi più adatti alle rispettive attività. Un esempio è quello di Zara che vende articoli di moda e che ha aperto dieci nuovi punti di vendita nel 2016 portando il totale a 78. Uno spazio appena lasciato vuoto dalla catena Sears a Kings Plaza a Brooklyn, è stato subito preso da Zara che, dopo i necessari rifacimenti, ha in programma di aprire una grande punto di vendita. Secondo le stime di Credit Suisse, nel 2017 verranno chiusi più di 8600 punti di vendita di dettaglianti americani, un numero superiore a quello durante la crisi economica. Nonostante questo, il mercato statunitense dell’abbigliamento continua da attrarre grazie al fatto che è il più vasto del mondo con un fatturato complessivo di 274 miliardi di dollari.

 

Internet aiuta i ricettatori

Prima di Internet chi rubava della merce doveva andarla a vendere in zona. Una volta si usava dire che al mercato veniva venduta merce “che era caduta fuori da un camion” (“fell off the truck”). Ora con Internet si può vendere il maltolto dappertutto e anche anonimamente. Durante una conferenza sui pericoli dei furti nella catena di distribuzione di merci, Mr. Barry Brandman di Danbee Investigations, ha affermato che per questo motivo le probabilità di recuperare la merce rubata sono inferiori al passato. I furti più frequenti sono quelli di dipendenti che si mettono d’accordo con gli autisti dell’azienda o di trasportatori che rubano durante le consegne. Il conferenziere ha citato una ricerca secondo la quale il 40% degli autisti dicono di avere ricevuto proposte di collaborare a rubare merce. I video sono spesso poco utili perché pochi hanno la pazienza di visionare ore di film. Brandman suggerisce di fare dei “security audits” e stabilire delle “hotlines” anonime dove dei dipendenti possono informare il management di furti nell’azienda senza correre il rischio di essere esposti. Brandman ha menzionato la regola del 10-80-10. Il 10% dei dipendenti sono incorruttibili; un altro 10% è di persone disoneste che cercano opportunità di truffare; il restante 80% sono coloro che se l’incentivo è allettante collaborano con i disonesti.

 

Per aiutare la crescita economica bisogna dare libertà alle banche

Questo è il titolo di un articolo nella pagina di fronte a quella editoriale sul New York Times del 15 maggio che porta la firma di Hal Scott, professore di finanza internazionale alla Harvard Law School.  Il professor Scott afferma che le banche prestano meno denaro perché hanno accumulato un enorme quantità di titoli governativi. Questo è successo dopo la crisi, quando enti come Federal Reserve, Comptroller of the Currency e Federal Deposit Insurance Corporation, hanno obbligato le banche con “assets” (attività) superiori a 50 miliardi di dollari a mantenere più attività liquide. Il risultato è che queste attività, nella misura di $4,3 miliardi, costituiscono un quarto di tutte le attività bancarie. Questi titoli governativi sono cinque volte quelli prima della crisi. Scott afferma che questi requisiti non servono ad evitare una crisi nei periodi di panico finanziario e danneggiano l’economia.

 

Aumentano le vendite online di articoli di arredamento

Il settore degli articoli di arredamento è uno di quelli in maggiore crescita per le vendite online con un aumento del 18% nel 2015. Il mercato dell’arredamento negli Stati Uniti ha un fatturato complessivo di circa 70 miliardi di dollari e il 15% delle vendite sono già online.  Ora, secondo un articolo sul Wall Street Journal del 13-14 maggio, Amazon sta costruendo quattro enormi magazzini per vendere articoli di arredamento ed elettrodomestici online. Con questa mossa Amazon entra in concorrenza con Wayfair e Williams-Sonoma, le due principali aziende che operano nel settore.

 

Anche i trasporti diventano un problema per gli esportatori americani di prodotti agricoli

Come se non bastasse il dollaro forte che ha reso i prodotti agricoli statunitensi più cari all’estero, ora ci si comincia a preoccupare del fatto che la recente ristrutturazione avvenuta nel settore dei trasporti marittimi farà salire ulteriormente i costi dell’export. Lo scorso anno, undici grandi trasportatori marittimi che controllano il 90% delle spedizioni, tra i quali Maersk Line e Hapag-Lloyd hanno fatto degli accordi tra di loro. Lo scopo di questi accordi è di ridurre l’eccesso di capacità. Gli agricoltori americani che spediscono “commodities” come legname, cotone, mandorle e carne surgelata in container temono che ora i prezzi dei trasporti saliranno.